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— Articolo di Debora Florio —

Oggi più che mai anche la moda sente la necessità di essere digitale. Niente più capi percepibili al tatto, niente più spreco di risorse naturali né sfruttamento della manodopera. La moda digitale è sostenibile per natura, non spreca nient’altro che dati e non sfrutta nient’altro che l’immaginazione.  

Meeting, conferenze, colloqui e feste…oggi avviene tutto sul web.

E se anche i nostri look, durante i vari impegni lavorativi e non, siano virtuali, o per meglio dire, digitali?

Per vedere di cosa si tratta nello specifico siamo andati ad intervistare direttamente i fondatori di “The Fabricant”, Kerry Murphy e Amber Slooten.

The Fabricant, la startup nata nel 2018 con sede ad Amsterdam ha lo scopo di digitalizzare la moda, creare look e outfits da indossare nel mondo virtuale. Zero spreco di energia, zero inquinamento, assolutamente etico. Insomma, un’idea rivoluzionaria che potrebbe cambiare le sorti della moda e anche dei consumatori.

In collaborazione già con grandi marchi come Tommy Hilfiger, Puma, Napapijri ed Ermenegildo Zegna, The Fabricant vuole trasmettere un modo tutto nuovo per reinventare un settore tanto affascinante quanto nocivo per l’ambiente, e creare un futuro virtuale dove non sono le fibre ad essere tessute ma codici e algoritmi in grado di ricreare vestiti all’apparenza assolutamente reali!

Ma vediamo cosa ci raccontano gli ideatori della prima casa di moda digitale: The Fabricant.

The Fabricant. Da dove nasce l’idea e perchè?

L’idea nasce dall’incontro tra moda e tecnologia. La nostra missione è quella di mostrare al mondo che i vestiti non per forza devono essere tangibili per esistere. Inizialmente, questo era un concetto futuristico senza potenziale all’interno del mondo della moda, per questo abbiamo deciso di essere noi ad aprire la strada verso qualcosa di nuovo e ancora tutto da scoprire.

Crediamo che la moda digitale rappresenti un luogo d’incontro per fantasia, creatività, ed espressione personale, un luogo che noi di The Fabricant vorremmo far esplorare ai diversi marchi protagonisti del settore moda ed ai consumatori, per scoprirne insieme le illimitate possibilità.

Quali sono i vantaggi della moda digitale?

Innanzitutto, il settore della moda è uno dei settori più altamente inquinanti. Basti pensare che il 35% della microplastica rilasciata negli oceani e il 20% dell’inquinamento idrico industriale è attribuito proprio all’industria del fashion. La moda digitale, invece, permette di essere creativi, esprimersi al meglio e di avere un armadio virtuale stracolmo di capi senza alcun costo per il pianeta. Senza una reale produzione, un reale packaging e una reale consegna del capo, il nuovo mondo della moda digitale, è sostenibile per natura.

L’attuale pandemia ha modificato il comportamento del consumatore. Che effetti ha portato nella moda digitale?

Il recente lockdown, e la necessaria riduzione di interazioni personali fisiche, si è scontrato con la nostra missione in una maniera totalmente inaspettata. Improvvisamente il settore della moda sembra essersi svegliato all’imminente necessità della digitalizzazione in modo da continuare ad essere operativi anche quando gli spostamenti sono vietati, gli indumenti tangibili non sono disponibili e il valore del consumo sta cambiando. Quando la maggior parte delle nostre identità sono ormai digitali e costruite sui social, perché mai acquistare un capo fisicamente tangibile piuttosto che uno digitale? In questa era di quarantena e distanziamento sociale, il nostro corpo cerca solo il comfort, mentre la nostra identità digitale richiede nient’altro che libertà di espressione, per questo, oggi più che mai, lo “ screenwear” sta diventando il nuovo “streetwear”.

Quante persone hanno già scaricato i vostri capi digitali fino ad oggi? E soprattutto, chi li scarica e che uso ne fa?

I nostri capi digitali sono stati scaricati ben 4643 volte fino ad ora. Vengono scaricati e utilizzati soprattutto dai giovani che vivono una vita digitale di pari valore con la loro vita reale. Molti di loro sono semplici amanti della moda e sfoggiano il loro capo digitale nel loro cyberspace, altri sono veri e propri collezionisti intenti a creare il loro armadio virtuale, un armadio completamente sostenibile, e che esprime la loro creatività. Ma il nostro debutto nella “digital couture” lo dobbiamo a “ iridescence”, riconosciuto come il primo capo digitale al mondo e venduto per 9500$ e ancora utilizzato dall’acquirente nei suoi profili social e in diverse piattaforme online.

Come si può dedurre dalla intervista ai fondatori di The Fabricat, Il futuro della moda digitale è ancora tutto da scrivere, ma non ci sono dubbi, lo status quo è cambiato. Ritornare alla, ormai vecchia, realtà sembra troppo tardi. È arrivato il momento di aprire nuove strade che vanno aldilà del mondo fisico, nuovi percorsi sostenibili che ridurranno drasticamente l’impatto nocivo che la moda ha sul nostro pianeta, e dar vita a nuovi processi creativi ancora tutti da scoprire. In altre parole, dobbiamo far spazio alla moda digitale.

 

— Articolo di Debora Florio —


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