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Come è ormai noto il mondo digitale cambia rapidamente. Non si fa in tempo a prendere confidenza con una tecnologia che subito ci si ritrova l’evoluzione successiva pronta per essere utilizzata. I “nativi digitali”, ossia la generazione che è nata e cresciuta con l’innovazione tra le mani, fanno sicuramente meno fatica ad adattarsi a questo continuo mutamento ma, come in ogni ambito, un conto è sapersi adattare per sopravvivere e un conto è saper utilizzare gli strumenti a disposizione in modo consapevole e professionale.

Il compito di formare e preparare le nuove generazioni ad affrontare, nel migliore dei modi, i cambiamenti nel mondo del lavoro spetta sicuramente alla scuola e, soprattutto, alle università. Luoghi dove, in teoria, si dovrebbero imparare i metodi per far si che l’innovazione diventi un’opportunità da sfruttare al meglio, non un pericolo per l’economia.

La realtà dei fatti ad oggi è, purtroppo, un’altra. In un mondo dove la tecnologia si evolve, in tutti i campi, ad una velocità sempre maggiore, dove i tempi di realizzazione dei progetti sono sempre più rapidi e dove aziende come Facebook in 15 anni diventano leader mondiali di settore, l’istruzione italiana sembra andare molto a rilento.

Facoltà dove si parla ancora marginalmente del marketing digitale, dove non vengono spiegate le opportunità che la rete oggi offre o, peggio ancora, dove si fa tanta (troppa) teoria senza mai mettere in pratica ciò che si studia sui libri, sono la normalità per le università italiane.

Oggi la maggior parte degli studenti laureati, una volta finiti gli studi, non ha competenze pratiche da offrire al mercato del lavoro che, ormai da anni, non verte più sul classico curriculum da inviare via mail, ma richiede competenze ben specifiche e valore aggiunto da portare alle aziende. Oggi quello che fa la differenza è dimostrare di aver acquisito un’abilità o una determinata capacità pratica che può portare un vantaggio all’azienda.

 

Sapere, oggi, è alla portata di tutti, Google ci aiuta ad avere tutte le informazioni che vogliamo in tempo reale.

Saper fare è qualcosa che va oltre la semplice conoscenza. Significa essere in grado di mettere in pratica ciò che teoricamente si conosce già, portando la conoscenza su un piano reale, pratico e concreto.

 

Non è un caso che colossi mondiali come Apple, IBM e Google non richiedano più la laurea come titolo di studio obbligatorio. La maggior parte delle università non è riuscita ad adeguarsi al rapido cambiamento del mercato del lavoro, lasciando un vuoto di competenze pratiche che ogni studente si ritrova costretto a colmare con i propri mezzi, al di fuori delle mura universitarie.

Questo non vuol dire che le università non abbiano più nulla da offrire, esistono facoltà come medicina dove l’unico modo per imparare passa attraverso lo studio teorico e la pratica che viene prevista dai piani didattici. Esistono, però, facoltà dove è diventato praticamente obbligatorio rivoluzionare il concetto di insegnamento, ancora troppo ancorato solo sulla teoria e incapace di dare agli studenti delle reali competenze spendibili nel mondo del lavoro moderno.

 

Il solo “pezzo di carta” oggi non fa più la differenza, bisogna saper fare, e anche bene.


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